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Come superare la paura di fallire grazie alle giuste parole

Superare la paura di fallire: perché le parole sono importanti
Benessere Psicologico ed Emotivo

Come superare la paura di fallire grazie alle giuste parole

Come superare la paura di fallire? Partiamo dalle parole: sono importanti, ci indicano un direzione da seguire. Se io parlo di emozioni negative, a te cosa viene in mente di fare? Di combatterle, di allontanarle, di anestetizzarti a loro.

E senza accorgertene inizi a farti la guerra da solo. 

Oppure puoi parlare di emozioni ingombranti. O scomode. O sfidanti. E allora magari ti incuriosiscono di più, e invece che combatterle cerchi di conoscerle.

Vedi cosa succede? In base alla parola che scegli per descrivere la tua realtà, cambia completamente il tuo atteggiamento mentale nei confronti della realtà stessa.

E dopo che cambia il tuo atteggiamento mentale si modifica come tu ti ci rapporti, e quindi l’output della situazione.

Le parole sono importanti, come lo è il significato che attribuiamo loro. 

Posso dire che ti amo, e tu magari mi rispondi “anche io”. 

E pensiamo su due piedi di esserci trovati.

Poi però per me magari “amore” significa trascorrere assieme 24h su 24 e condividere ogni minima cosa, e per te invece l’amore è fidarsi al 100% dell’altro e lasciarlo libero di fare esperienze in autonomia.

E nascono i fraintendimenti: ma tu mi avevi detto che mi amavi!

Insomma, tutto parte dalle parole che usiamo. Sia nel rapporto con gli altri, sia quando parliamo di noi stessi.

Oggi voglio parlare di una parola che produce un sacco di effetti negativi: fallimento.

Ora, se hai letto il mio libro “L’era del cuore”, conoscerai fin troppo bene la mia idea del fallimento e degli errori: sono niente più e niente meno che un passaggio obbligato verso l’acquisizione di nuove consapevolezze fondamentali per la tua crescita.

Samuel Beckett scrisse: “Ho provato, ho fallito. Non importa, riproverò. Fallirò meglio!”

Oltreoceano si dice spesso “Fail Fast”, ovvero sbaglia in fretta. Perché se tu resti nell’indecisione e nella paura del fallimento finisci per paralizzarti, per non fare più nulla, e mentre tutto avanza tu resti inevitabilmente fermo al palo.

Ti butto lì un’altra citazione, di Teddy Roosevelt, 26° presidente degli Stati Unite e, per dire, pure Premio Nobel per la Pace: “É duro fallire, ma è ancor peggio non aver provato ad avere successo.”

Ma intendono tutti la stessa cosa quando parlano di fallimento?

La parola “fallimento”, e forse ancor di più la parola “errore”, rimanda a un ampio ventaglio di situazioni che ci possono accadere.

É un po’ come la parola cancro.

Magari hai un cancro al quarto stadio ai polmoni, o magari hai un melanoma lieve con il 99,9% delle possibilità di guarire.

Entrambe queste malattie sono chiamate “cancro”, ma il problema è che non sono la stessa cosa. Sono due situazioni estremamente diverse, giusto?

Allora vedi che tu puoi fare un errore del tutto trascurabile, come rompere un bicchiere mentre lavi i piatti, oppure un errore di distrazione alla guida che ti costa la vita. Cioè queste parole, errore, fallimento, sbaglio, attivano nella nostra mente una enorme varietà di significati. É la storia del bianco e nero quando invece ci sono le sfumature di grigio che non vedi…

E quando ci sono tanti significati tra i quali scegliere, secondo te, la tua mente su quali si sofferma maggiormente? Quelli più pacifici e sereni oppure le ipotesi più catastrofiche?

Chiaramente le seconde. Non lo fa in malafede, ma perché è tarata su logiche di sopravvivenza che per migliaia di anni nel corso della nostra evoluzione ci hanno permesso di sopravvivere a eventi imprevedibili e pericolosi.

E se la mente si setta sul significato più catastrofico tra quelli a sua disposizione, che tipo di comportamenti ci spingerà a mettere in atto? 

Beh, probabilmente invasa dalla paura e dal terrore inizierà a farci desistere dal riprovare a fare quella cosa, ci farà temere che il giudizio altrui sulle nostre incapacità resterà indelebile negli anni a venire, ci farà pensare che non valiamo a nulla, e così via.

Quindi, rimarremo fermi, senza fare nulla, cercando significati ancora più negativi di quelli negativi già erroneamente scelti!

Pensiamo a parole alternative, quindi.

Non è strettamente necessario che siano delle alternative universali, basta che siano alternative valide per te. In base al significato che tu dai a quell’insieme di lettere, che magari non è il mio ma a te fa tornare i conti in maniera brillante.

Ad esempio, nessuno accetta di fallire, ma tutti possono accettare di cadere. O di inciampare.

Se cadi puoi rialzarti, se fallisci hai chiuso bottega per sempre.

Se inciampi recuperi l’equilibrio, se hai fatto un errore vieni marchiato a vita.

Come impari a camminare? Cadendo. Grazie alla caduta apprendi le logiche dell’equilibrio e a rapportarti alla forza di gravità. W la cadute!

Cadere è qualcosa di ovvio, di necessario e che comporta una azione successiva più che spontanea: rialzarsi. Dopo che cadi ti rialzi, non devi nemmeno pensarci, lo fai in automatico.

É il pensiero tipico dei bambini. La paura di imparare a fare qualcosa “perché non sono bravo”. Ma come si diventa bravi ad andare in bici? Cadendo, sbucciandosi le ginocchia e rialzandosi, sempre!

Cadere velocemente e rialzarsi è l’opposto di rimanere a terra e lamentarsi, ed è questo ciò che dovremmo fare davanti ai “fallimenti” ed “errori” della vita.

Se vince la paura del fallimento vince l’inerzia, l’ignoranza di ciò che si trova oltre l’errore, vince la rinuncia.

La rinuncia a rialzarsi, a rischiare e a provarci. E dalla rinuncia si passa al rimpianto!

Se fallisci è perché sei un deficiente, se cadi è perché hai cercato di superare i tuoi limiti, giusto? 

E questo vale sia per quando parli con te stesso, come abbiamo visto, ma anche per quando parli con i tuoi colleghi, amici, familiari.

Se uno sbaglia e gli dici “Ma cosa hai fatto?!” penserà di essere un fallito e inizierà gradualmente a diventarlo per davvero. Se gli dirai “Ok, provaci ancora” oppure “Come posso aiutarti a rimediare?” quella persona sarà più rilassata per l’accaduto, e potrà essere più efficace nel porvi una pezza. Sarà più incoraggiata a prendersi dei rischi, e quindi a innovare, a scoprire e in definitiva a crescere. 

Questo vale nel lavoro, con i tuoi collaboratori, come nella vita privata: con gli amici, con i tuoi figli, il tuo compagno o la tua compagna.

 

Nel mio libro “L’era del cuore” parlo dell’importanza delle parole che usiamo. Compra ora la tua copia a questo link: https://amzn.to/2U89yMm 

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