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Quanto dura un percorso con lo psicologo? 5 riflessioni utili

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Crescita personale / Health Coaching / Mental Health

Quanto dura un percorso con lo psicologo? 5 riflessioni utili

“Quanto dura un percorso psicologico? Mi bastano poche sedute, oppure mi devo preparare a una vita intera, un po’ come accade al protagonista della serie I Sopranos?”.

Conosco uno psicologo che al primo colloquio con i suoi pazienti solitamente diceva: “Guarda, se hai deciso di venire fin qui, significa che per metà sei già guarito, perché vuol dire che hai già deciso di cambiare e questa, in fin dei conti è la cosa più complessa, più difficile.

E, in effetti, in alcuni casi, pochi incontri bastano, ma non è sempre così. Soprattutto, è difficile sbilanciarsi su quanto potrà durare la tua terapia senza aver chiara qual è la specifica situazione e le basi dalle quali si parte.

Bene, a partire da questa premessa, vediamo 5 riflessioni che possono meglio farci capire quanto può durare un percorso dallo psicologo.

 

1. I fattori influenzanti

I fattori che influenzano la durata del percorso psicologico sono diversi. Ad esempio, la gravità della situazione sintomatologica e la cronicità, quindi da quanto tempo questa situazione è presente. Cioè, se i sintomi che hai sono invalidanti, se influenzano in maniera negativa diverse aree della tua vita, e se magari sono presenti da diverso tempo, io sarò in difficoltà nel dirti che, sicuramente, con una manciata di incontri, diventerai come un supereroe della Marvel.

Poi, occorre valutare le criticità e le risorse presenti nell’ambiente intorno a te e anche quelle presenti dentro di te. Se il contesto nel quale sei immerso è malsano, invece che propositivo e positivo, chiaramente questo andrà a influenzare la durata del lavoro che dovremo andare a fare, come anche la quantità di risorse che tu stesso hai sviluppato nel corso del tuo percorso di vita, oppure che devi ancora sviluppare anche grazie alla terapia.

Poi, c’è il fatto che la durata del percorso con lo psicologo dipende anche dalla tua voglia di cambiare, no? Cioè, quanto sei disposto a mettere in pratica nella tua vita le nuove riflessioni e strategie che vengono maturate insieme allo psicologo?

Poi, c’è il fattore degli obiettivi che ti dai in terapia. Se decidi di lavorare per ristrutturare la tua personalità nel profondo e magari sistemare diverse questioni in diversi ambiti della tua vita,  probabilmente impiegherai più tempo rispetto a chi invece si pone come obiettivo quello di risolvere un obiettivo o una problematica circoscritta.

 

2. I tempi di efficacia

Il secondo spunto di questo articolo riguarda i tempi necessari per un’effettiva efficacia della terapia. Decenni di film di Woody Allen ci hanno mostrato delle terapie interminabili, talvolta andando dal terapeuta addirittura due volte a settimana e, se ci fate caso, oltretutto, lo psicologo praticamente non apriva mai bocca. Ecco, questa immagine non è sicuramente attuale rispetto al ventaglio di offerte che la psicoterapia può offrire oggi e che hanno efficacia anche in tempi brevi.

Quanto brevi? Possiamo dire che alcune situazioni, anche alla luce dei fattori che abbiamo analizzato nel punto precedente, possono sbloccarsi e risolversi anche nel giro di pochi mesi, mentre altre invece richiedono un lavoro un po’ più lungo. Ma, anche in questi casi, i benefici tendenzialmente iniziano a farsi sentire da prima.

 

3. La frequenza dei colloqui

Il terzo punto ha a che fare con la frequenza dei colloqui nel percorso psicologico. Cioè, nei percorsi – quelli più lunghi – non necessariamente ci si deve vedere sempre una volta a settimana.

Questo voglio precisarlo perché spesso le persone si chiedono “Quanto dura la terapia dallo psicologo?” per motivi economici. Ed è chiaro che, se uno deve andare per tre anni dallo psicologo con una cadenza di una volta settimana, va incontro a una spesa di un certo tipo.

Tuttavia, analizzando l’andamento dei pazienti nei miei MindCenter vedi chiaramente che, in una fase iniziale della costruzione del rapporto e della messa a fuoco del problema, ci si incontra anche settimanalmente, e quindi gli incontri sono più fitti, ma nel tempo si diradano e magari dopo un po’ si passa a incontrarsi due volte al mese, e poi una volta al mese, e poi una volta ogni due mesi, o anche più raramente come follow-up dopo sei mesi per vedere le cose come stanno andando e lasciare la giusta autonomia alla persona.

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4. Il metodo MindCenter per il percorso psicologico

Quarto punto è la possibilità di scegliere dei metodi di terapia che funzionino e procedano per piccoli step.

Ad esempio, in MindCenter all’inizio noi proponiamo due-tre incontri che chiamiamo “di consultazione” per meglio mettere a fuoco e comprendere la situazione che vive la persona. Quindi, passiamo al secondo step e ci diamo un obiettivo condiviso col paziente e diciamo: “Ok, visto che la situazione è così, ci diamo questo obiettivo, decidiamo di lavorare su queste problematiche. Quanti incontri ci possiamo dare per vedere se riusciamo a risolverlo oppure no? Per esempio, prendiamoci otto incontri per lavorare insieme…”

Ecco, io credo che questo metodo abbia almeno quattro vantaggi.

  1. Il primo è quello di farti entrare all’interno di un percorso di cambiamento psicoterapeutico per gradi, per fasi, per step.
  2. Poi c’è il vantaggio che, a queste condizioni, il paziente non si spaventa, perché non ha il timore di protrarre la terapia per un periodo di tempo eccessivo.
  3. Inoltre, questi continui momenti di check fanno sì che la situazione difficilmente si possa cronicizzare. Infatti, a volte accade che uno inizia ad andare dallo psicologo, si abitua ad andarci e poi non riesce più a fare a meno.
  4. E il fatto di dire: “Guarda, fra otto incontri rifacciamo il punto della sua azione ” responsabilizza il paziente e il terapeuta rispetto a ciò che devono fare affinché in questo arco temporale il processo terapeutico possa avere una buona efficacia. Quindi tu dopo quattro incontri dici al paziente: “Oh, siamo al giro di boa, tra altri quattro incontri c’è il nostro check periodico”. Al che, il paziente dice: “Caspita, siamo a metà strada, allora mi devo proprio impegnare per arrivare al cambiamento che mi ero prefissato di raggiungere”. E, tutto questo, ovviamente, viceversa per lo psicologo.

 

5. I percorsi di crescita interiore

La quinta riflessione invece riguarda la durata dei percorsi di crescita interiore, ovvero tutti quei casi in cui la persona va dallo psicologo o dal terapeuta non tanto perché ha un problema da risolvere o un sintomo da affievolire, ma perché vuole andare incontro a un percorso di crescita personale.

Anche in questi casi si può procedere prevedendo dei momenti di check periodici, che servono appunto a capire se andare avanti, correggere il tiro o fermarsi. E, comunque, la persona ha sempre la possibilità di sospendere il percorso qualora si renda conto di essere autonomo e di voler provare ad andare avanti contando solo sulle sue gambe.

Ti ricordo che, se vuoi cercare un professionista che ti affianchi all’interno di questo tuo percorso di cambiamento e di crescita interiore, in MindCenter, i centri clinici di psicologia, di psicoterapia e di coaching da me fondati e supervisionati, trovi degli ottimi professionisti.

 

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