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Psicologia della guerra: gestire le emozioni

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Psicologia della guerra

Psicologia della guerra: gestire le emozioni

Lo diciamo che non è periodo? Appena si allenta la morsa del Coronavirus, le nostre vite vengono nuovamente stravolte.
Questa volta con qualcosa che nessuno avrebbe mai immaginato potesse essere su tutte le prime pagine di giornale nel 2022.

La guerra. Nel 2022. Una parola che riecheggia incubi che credevamo essere così lontani.

In tanti mi scrivete dicendomi che vi sentite angosciati, provati, destabilizzati, sopraffatti dalle notizie che giungono dall’Ucraina. E in effetti tutti noi in questo momento viviamo un mix eterogeneo di emozioni ingombranti. Ma quali sono le emozioni più frequenti che stiamo vivendo? E come possiamo gestire queste emozioni in modo costruttivo?

1. Le emozioni di fronte alla guerra

Innanzitutto sentiamo dolore. Proviamo sofferenza e dispiacere: persone uccise, ferite, sfollate, in fuga. Immagini del genere toccano le nostre corde emotive più profonde e ci fanno male.

Ci fanno anche provare rabbia e un forte senso di ingiustizia.

Poi c’è la paura. Siamo preoccupati a diversi livelli: delle conseguenze economiche di questa guerra, di un possibile allargamento del conflitto negli altri paesi europei, addirittura di una terza guerra mondiale o di una minaccia nucleare. La guerra ci mette in contatto con le nostre paure più ataviche, visto che la associamo alla morte più di qualsiasi altra cosa.

Ancora: c’è l’impotenza. Così come era stato per la pandemia, anche la guerra è un evento talmente enorme rispetto alla quotidianità delle nostre vite, che ci fa sentire piccoli e con poche possibilità di fare qualcosa per cambiate le sorti di quanto sta avvenendo.

Infine: fatica e delusione. Arriviamo a questa situazione dopo due anni di pandemia, reduci e in parte ancora coinvolti in un momento di grande fragilità psicologica. Il sospiro di sollievo che avevamo tirato dopo l’allentamento delle ultime restrizioni aveva riacceso la speranza nel futuro e invece, la nuova emergenza ci ha ributtati indietro.

Posto che queste emozioni sono assolutamente normali in questo momento, vediamo ora un paio di spunti che spero possano esservi utili nel meglio gestirle.

2. Fare posto alle emozioni

Il primo, banale ma in realtà non scontato è che dobbiamo “fargli posto”, ossia “parlarle”, condividerle.Cosa significa fare posto alle emozioni? Beh, è l’esatto contrario di reprimerle, metterle da parte, ignorarle, trovare modi per anestetizzarci a loro.

Teniamo presente che emozioni normali come queste hanno maggiori probabilità di trasformarsi in sintomi psicologici quando non c’è spazio per dare un linguaggio e un pensiero a ciò che avviene al nostro interno. Al contrario, siamo maggiormente in grado di elaborare i nostri vissuti ingombranti nel momento in cui le nostre emozioni sono messe in parole, nello specifico messe in parole all’interno di relazioni sicure.

Se invece sei di quelli che non riescono a staccare dalle emozioni, che ci pensano fin troppo fino a sentirsi sopraffatti, ti suggerisco di mettere queste emozioni su carta, piuttosto che tenerle nella mente.

Magari puoi ritagliarti uno/due slot di 30 minuti ogni giorno nei quali ti metti lì con carta e penna e scrivi tutto ciò che ti passa per la testa e per il cuore.

Questo esercizio può aiutarti a tenere il giusto rapporto con il vissuto emotivo: non di negazione, ma nemmeno di esagerazione. Una consapevolezza emotiva per cui vivi e tocchi le emozioni con mano, ma senza esserne poi travolto.

3. Occuparsi più che preoccuparsi

Altro spunto pratico è quello di portare un contributo, di fare qualcosa: un contributo alla pace.
Quando la vita ci mette in difficoltà, possiamo vivere in maniera inerte e passiva gli eventi, oppure adoperarci per contribuire, per distribuire aiuto.
Significa trasformare la nostra impotenza e senso di colpa per quello che succede, in senso di responsabilità e rimboccarci le maniche per aiutare come possiamo chi sta soffrendo.

In altre parole – e per usare una massima a me cara – occuparsi è più utile di preoccuparsi. O ancora: lamentarsi di meno e agire di più.
E in questa ottica prendersi cura degli altri è uno strumento contro-intuitivo ma fenomenale per far fronte ad una situazione di malessere emotivo. Quando aiuti gli altri aumenta la tua motivazione, il coraggio e la speranza. Quando invece ti chiudi in te stesso per difenderti da una minaccia, aumentano la paura, lo stress, l’angoscia.

Quindi chiediti: nel concreto cosa puoi fare per contribuire in questa situazione? Scendere in piazza e manifestare per la pace? Inviare aiuti e denaro alle popolazioni coinvolte nel conflitto? Prestare gratuitamente la tua opera per iniziative umanitarie?

L’importante è FARE!

Cari amici, davanti a una guerra c’è poco di positivo di cui parlare.

Tuttavia anche questi momenti possono contribuire a farci crescere come esseri umani, a entrare maggiormente in contatto con le nostre emozioni e a tirare fuori il meglio di noi a servizio di chi ne ha bisogno.

Se sei interessato a ulteriori approfondimenti sul tema “Guerra e bambini” ti suggerisco la lettura di questo articolo: https://www.mindcenter.it/guerra-bambini-psicologia/