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Perdonare ti conviene: perché dovresti liberarti dall’odio e dal rancore

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Crescita personale / Health Coaching / Mental Health

Perdonare ti conviene: perché dovresti liberarti dall’odio e dal rancore

Perché perdonare ti conviene? Te lo spiego in questo articolo e, per cominciare, leggi questa breve storia:

C’erano una volta due prigionieri di guerra che anni dopo essere stati liberati s’incontrarono di nuovo, per caso. 

Uno chiese all’altro: “Alla fine hai perdonato i tuoi carcerieri?”

“No, mai!” urlò l’altro rabbiosamente.

“Beh, allora loro ti tengono ancora in prigione!”

Questa breve storia ci aiuta a riflettere sul fatto che se restiamo legati alla rabbia e all’odio che abbiamo provato in passato, non facciamo altro che tenerlo vivo nel presente.

Il che, inevitabilmente, ci porta a vivere maggiori stress impedendoci di dedicarci appieno alla nostra vita. Tormenti che, nei casi più accaniti, ci accompagneranno alla tomba. Che poi finisce che devi far finta di non vederlo quando lo incontri. O premurarti di sapere se a quella cena ci sarà anche lui…o lei… 

Serbare rancore, fidati, è una gran fatica! Chi te lo fa fare?

E allora, perché non riusciamo a lasciare andare certe emozioni? Perché non riusciamo a perdonare, rimettendo nel passato ciò che appartiene al passato?

Eckhart Tolle, scrittore tedesco che vi consiglio, ha detto una cosa che credo possa aiutare chi si trova imprigionato nei rancori dei torti subiti:

“Se il loro passato fosse il tuo passato, se il loro dolore fosse il tuo dolore, se il loro livello di consapevolezza fosse il tuo livello di consapevolezza, allora tu penseresti e agiresti esattamente come fanno loro”.

Mi ha fatto riflettere perché sono sempre stato un accanito sostenitore della filosofia dell’homo faber, per cui noi siamo artefici del nostro destino. 

Tuttavia, la visione di Tolle ci può aiutare a guardare la questione da un punto di vista spesso dimenticato.

Pensa al tuo ex che ti ha tradito, o a tuo padre che non c’è stato, o, estremizzando, addirittura pensa addirittura ai terroristi…

Se tu avessi avuto la loro stessa storia, se fossi cresciuto in quei posti, con quei valori e quelle difficoltà; se tu avessi avuto i loro stessi sentimenti e pensieri così forti come li hanno vissuti loro… sei così sicuro che non avresti fatto esattamente le loro stesse cose?

Magari no, ma chi può dirlo? Forse avresti fatto anche di peggio, chissà….

Il punto è che quando guardiamo più in profondità, quando non ci fermiamo alla facciata ma scaviamo nella tridimensionalità di quella situazione e della psicologia di quella persona, allora entriamo in empatia con chi commette il torto.

Riusciamo meglio a metterci nei suoi panni, a sviluppare maggiore compassione e a comprendere le sue ragioni e quindi ad avere un punto di osservazione più completo su quel comportamento. 

È così che potremmo accorgerci che tutte quelle persone hanno tutte quante una cosa in comune: vogliono essere felici!

Il problema è che i loro pensieri su come raggiungere la felicità sono stati gravemente distorti durante la loro vita da tutta una serie di situazioni che noi ignoriamo. 

Ora, aggrapparsi all’odio che provi nei loro confronti, come accade al secondo prigioniero di guerra della storiella iniziale, non farà cambiare in meglio la tua vita o quella dei tuoi carnefici.

Il che non vuol dire che devi essere morbido rispetto agli illeciti compiuti o che non ci debbano esserci conseguenze legali per chi li ha realizzati.

Non significa che occorra continuare a stare in una relazione tossica e sopportarla sempre e comunque perché “lui non poteva fare altro che questo nei miei confronti”.

Non dobbiamo certo deresponsabilizzare chi ha commesso un brutto gesto, ma possiamo e dobbiamo lavorare per comprendere cosa lo ha spinto a farlo, unica via per riuscire poi a perdonarlo. 

O quanto meno iniziare a perdonarlo per una piccola parte di quanto ha fatto, lasciando andare un poco della rabbia velenosa alla quale siamo aggrappati.

Spesso l’idea che ci tiene legati al rancore è che perdonare sia una forma di debolezza. In realtà credo il contrario.

Serve essere forti e saggi per decidere di perdonare, per scegliere di iniziare a costruire invece che continuare cedere alla tentazione di distruggere.

In fin dei conti il perdono riguarda te, non il tuo carnefice. 

Se perdoni il carceriere, allora potresti liberarti definitivamente della sua presenza. 

Se non lo perdoni, continui a tenerlo lì con le chiavi della prigione tra le mani.

A te la scelta 🙂

 

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