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Guerra e bambini: come affrontare l’argomento

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Psicologia della guerra

Guerra e bambini: come affrontare l’argomento

Ci sono alcuni temi delicati e importanti, che non sai mai bene come affrontare con i tuoi figli. O magari sai cosa dovresti dire, ma trovare le parole giuste, il momento giusto e soprattutto il giusto tono emotivo è una sfida.

Come nascono i bambini? Perché le persone muoiono? Cosa sta succedendo nella guerra in Ucraina? Arriverà anche qui? Solo per citare le più attuali.

Il compito del genitore è il più difficile al mondo e chi ha accettato di svolgerlo sa che deve dare una risposta a queste domande: è una responsabilità che non può essere delegata.

In questo articolo condivido 4 spunti sull’argomento “guerra e bambini”, partendo dalla tendenza che gli adulti hanno in queste situazioni limite per cui o fanno di tutto per proteggere i figli da queste notizie, o all’estremo opposto li espongono ad esse in maniera eccessiva.

1. Evitiamo gli estremismi

Bene, la prima indicazione quindi è proprio quella di evitare questi estremi, ovviamente.

Da una parte, ignorare o evitare l’argomento, a maggior ragione se sollecitato dalle loro domande, può essere una scelta molto rischiosa dal punto di vista psicologico: il silenzio degli adulti lascia i più piccoli soli e disarmati ad affrontare le loro emozioni ingombranti. E poi, come possiamo pensare di fare vivere i nostri figli sotto una campana di vetro informativa oggi che le informazioni sono accessibili in modo così semplice e diretto?

Dall’altra parte, esporre i bambini a immagini e notizie senza un adeguato filtro, come lasciarli da soli davanti alla tv a vedere telegiornali e trasmissioni di commento ai fatti bellici, rischia di sottoporli a contenuti eccessivamente crudi e angoscianti senza che essi abbiano gli strumenti psicologici per poterli elaborare. Un errore classico, da questo punto di vista, sono i tg mentre si mangia, o la mattina appena svegli, prima di andare a lavorare. Come adulti non ce ne rendiamo conto ma i bambini ascoltano, capiscono, ci ragionano a loro modo e giungono anche alle loro particolari conclusioni.

Quindi: no alla censura, no alla sovraesposizione, sì invece alla cautela e soprattutto a prenderci la responsabilità noi, come genitori, di fornire ascolto e raccontare con le parole adatte allo specifico bambino quello che sta accadendo là fuori, in modo da porci come preziosi intermediari.

Se il bambino è piccolo, diciamo fino ai 6-7, le sue capacità logiche e di astrazione sono minime, quindi la cosa migliore è evitare il più possibile l’esposizione alle fonti informative e alle immagini della guerra, che lo destabilizzerebbero. È poi importante mostraci disponibili al dialogo qualora loro abbiano domande e offrirci di spiegare loro quello che sta succedendo, usando parole semplici e rassicuranti, senza entrare in dettagli. Utile è anche aiutarci con un libro, magari studiato da specialisti dell’età evolutiva, in modo da veicolare messaggi nel modo più opportuno e adeguato all’età.

A partire dai 7-8 anni, i bambini acquisiscono capacità maggiori, e ha senso fornire loro spiegazioni un po’ più articolate, dando qualche elemento in più, ma è sempre bene tenerli lontani da immagini di distruzione e morte, così come dai dettagli più cruenti. Non abbiamo alcun vantaggio nel gettare i nostri figli nel panico anche perché vengono da due anni di pandemia nei quali già si sono sentiti parecchio in pericolo e spaesati.

2. Gestire paura e angoscia

Se compaiono paura e angosce, seconda riflessione, dovremmo cercare innanzi tutto di validare le loro emozioni: non ha senso dire “non aver paura, non essere triste, non ti arrabbiare”, perché dicendo così si sentiranno sbagliati a vivere delle emozioni che in realtà sono assolutamente naturali e quindi giuste.

Meglio dire loro che capiamo che possano sentirsi così, che le cose che stanno accadendo sono molto brutte e che è doloroso pensare che uomini, donne e bambini stiano soffrendo; magari aggiungiamo che fortunatamente questo non sta avvenendo in Italia (possiamo prendere una cartina e mostrare loro dove si sta svolgendo la guerra), ma che è molto importante ristabilire la pace e aiutare le persone coinvolte nel conflitto.

In tutti i casi – e calibrando le parole secondo l’età del bambino – è importante sottolineare che nel mondo, moltissimi adulti si stanno impegnando per mettere fine alla guerra, con tentativi di negoziazione per risolvere gli scontri con il dialogo e non usando le armi, azioni umanitarie per fornire aiuto e protezione alle persone coinvolte, manifestazioni per la pace.

3. La guerra come opportunità di educazione al contributo

Altro punto importante è cercare di trarre tutte le buone lezioni possibili da una situazione tragica come quella della guerra.

Con i miei figli abbiamo rivisto tutto il loro vestiario e parco giocattoli per decidere quali donare ai profughi ucraini e tutti insieme siamo andati all’ambasciata ucraina per consegnarli ai volontari che stavano per partire per la Polonia.

Un piccolo gesto di questo tipo può avere un grande potere educativo, oltre che dare un aiuto concreto alle persone che stanno fuggendo dalla guerra.

Oltre alle raccolte di generi di prima necessità, come famiglia possiamo aiutare donando denaro alle organizzazioni umanitarie, inviando lettere ai decisori politici e creando disegni che chiedono la pace. Insomma, purtroppo non possiamo impedire che i nostri figli entrino in contatto con gli aspetti più negativi della realtà, ma possiamo aiutarli a generare, a partire dal dispiacere e dalla paura, sentimenti di empatia, compassione, solidarietà e pace.

4. Libri per bambini sulla pace e sulla guerra

Ultimo punto di cui voglio parlare in questo articolo è quello di alcune letture secondo me molto belle e utili a contestualizzare il tema della guerra e della pace con i nostri figli. In accordo con @mammachelibro abbiamo selezionato alcuni titoli “imperdibili”, qui te ne presento tre.

Il primo è “Il muro”, un libro molto bello adatto a bambini già dai 5 anni e che racconta il valore della tolleranza e mostra le follie legate alla volontà di mettere mura tra noi e gli altri, e di come questo modo di ragionare distrugga l’armonia.

Poi suggerisco “Cosa c’è nella tua valigia”, volendo questo già dai 3 anni, super utile per affrontare con i bambini parole chiave come migrazione, accoglienza, integrazione, intercultura.

Infine “Il cielo è di tutti”, del grande Gianni Rodari, ottimo dai 4 anni, dove in poche e semplici parole Rodari pone una domanda ovvia a cui l’umanità non ha mai saputo – purtroppo – dare risposta: “… spiegatemi voi dunque, in prosa od in versetti, perché il cielo è uno solo e la terra è tutta a pezzetti…

Cari amici, l’argomento di oggi era decisamente complesso da trattare, spero di avervi dato qualche spunto utile e mi raccomando scrivete nei commenti le vostre idee a riguardo in modo da avere un bell’elenco di strategie e riflessioni utili da condividere.