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La forza delle ferite: perché dovresti evitare di fuggire dal dolore

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Crescita personale / Health Coaching / Mental Health / Motivation

La forza delle ferite: perché dovresti evitare di fuggire dal dolore

La ferita è il punto attraverso il quale la luce può entrare dentro di te.

Lo so, può sembrare vagamente “New age”, ma fidati, questo verso è tratto da una poesia di Rumi, che è un poeta afghano del 1200, e che mi ha fatto molto riflettere. Come mai? Beh, perché spesso noi abbiamo proprio la tendenza a soffermarci solo sul lato negativo delle ferite che la vita ci provoca.

La sofferenza, il dolore, la perdita: tutte cose che chiaramente ci sono e che non è che dobbiamo negare, tuttavia è anche vero che a fianco di questi elementi ce ne sono altri, e dobbiamo andare a guardarli per valorizzarli.

Volete un’altra citazione? Leonard Cohen cantava: “C’è una crepa in ogni cosa, ed è da lì che entra la luce”. Spesso, però, ci focalizziamo solo sulla crepa, perdendo di vista l’importanza della luce che grazie alla crepa può entrare.

Anche nell’amore. Più è grande l’amore che proviamo, più profonda sarà la ferita con cui convivere quando questo finirà. Ma più la ferita è profonda e più l’amore sarà stato travolgente. Non ci può essere l’uno senza l’altra.

Se dovessi eliminare uno di questi due elementi, anche l’altro svanirà: rinunciare al dolore, in questa prospettiva, ti porta a rinunciare all’amore.

Davanti a una ferita sono due gli estremi che dovremmo cercare di evitare. 

Innanzitutto evitare di essere completamente assorbiti dal nostro dolore. Occorre viverlo per superarlo, entrarci dentro per uscirne fuori, ma nemmeno devi affogarci e restarne imprigionato. Il secondo estremo da evitare è quello di cercare costantemente di fuggire da ciò da cui dovremmo, invece, guarire. 

Quando scappi da una ferita, ne porterai sempre un pezzo con te. Per dirla con le parole di Seneca – sì, oggi sono in vena di citazioni – Fuggi dove vuoi, uomo, porterai sempre dietro te stesso.” 

Quello che dobbiamo fare, invece, è imparare a fiorire da una ferita. Trasformarla da ferita in feritoia, per usare un’analogia presa a prestito da Aldo Carotenuto, un luogo protetto dal quale osservare il mondo e che sì, ora permette di fare entrare la luce al nostro interno.

E allora è oltre il dolore che proviamo, oltre la pressione che sentiamo, oltre la pena che patiamo, che inizia il processo di fioritura della ferita, della trasformazione in feritoia. 

Tutto ciò che di buono c’è stato nel mondo è nato da un malessere, da un attrito, una pressione. Il tempo che scorre crea pressione, le varie circostanze della vita creano pressioni, le relazioni che ci circondano, le nostre vite… tutto ci crea delle pressioni. Eppure la pressione è potenzialmente molto, molto preziosa: la pressione di 330 tonnellate su 2 cm quadrati o giù di lì, fanno si che il carbonio si trasformi in diamante. Per dirne una…

Chi desidera una vita senza difficoltà e ferite deve ricordarsi che un bruco si trasforma in farfalla, la sabbia si trasforma in perle e il carbone si trasforma in diamanti. La pressione può trasformarci in polvere o in diamanti. La scelta è nostra.

Tutto guarisce. Il nostro corpo guarisce, la nostra mente, le nostre ferite. Certo dobbiamo prendercene cura, ascoltarle, medicarle, dare loro un significato. 

É questa la strada per far sì che la luce entri dentro di noi.

Certo, per ogni ferita c’è una cicatrice che rimarrà ben visibile. E noi sappiamo che ogni cicatrice ha una storia, una storia che ci ricorda che siamo sopravvissuti. 

“La ferita è il punto attraverso il quale la luce può entrare dentro di te”, appunto. 

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