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Burnout (stress da lavoro): cause, sintomi, cura

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Disturbi e sintomi psicologici

Burnout (stress da lavoro): cause, sintomi, cura

Burnout: stressato da lavoro? Ecco la nostra guida 🔥🤯

Immagina di svegliarti ogni mattina con la sensazione che quello che stai per fare, ossia andare al lavoro, ti prosciughi ogni goccia di energia.

No, non si tratta solo di una brutta giornata o di una settimana pesante; è come se ogni aspetto del tuo lavoro avesse iniziato a pesarti, lasciandoti svuotato, frustrato e disconnesso da ciò che una volta ti appassionava.

Se queste parole ti suonano familiari, potresti essere uno dei tanti lavoratori che sperimentano il burnout: una condizione purtroppo diffusa ma spesso ancora sottovalutata, che può avere un impatto significativo sulla salute fisica e mentale, sulle relazioni e sulla soddisfazione lavorativa.

In questo articolo, ci addentreremo nel concetto di burnout, esplorando le sue cause, i segnali da riconoscere e, soprattutto, come affrontarlo e prevenirlo.

Pronto? Pronta? Esploriamo insieme questo argomento e scopriamo come riaccendere la scintilla della tua passione professionale… senza bruciarti.

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COSA TROVERAI IN QUESTO ARTICOLO

  1. Cos’è il burnout
  2. I sintomi del burnout
  3. Le cause del burnout
  4. La diagnosi di burnout
  5. Curare il burnout: trattamenti e interventi
  6. Conclusione: vuoi fare il prossimo passo con noi?
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1) Cos’è il burnout

Il termine “burnout”, di origine anglosassone, significa letteralmente “bruciato”, “esaurito”, “scoppiato”: termini che danno chiaramente l’idea di tutto ciò che contraddistingue l’esperienza di chi vive questa dolorosa condizione.

Si tratta di una condizione di “esaurimento”, di carattere psicofisico ed emotivo, che insorge in seguito ad una situazione di stress lavorativo cronico.

La origini del burnout

Originariamente identificato negli Stati Uniti negli anni ’70, il concetto di burnout è stato introdotto da ricercatori come Herbert J. Freudenberger e Christina Maslach, che lo hanno utilizzato per descrivere nei loro studi gli effetti dell’esaurimento legato allo stress lavorativo, soprattutto tra i professionisti del settore sociale e sanitario.

Burnout e professioni d’aiuto

Effettivamente, il burnout si manifesta con particolare frequenza nelle professioni d’aiuto, come medici, infermieri, psicologi, educatori e via dicendo. Coloro che operano in questi settori, oltre a gestire lo stress personale derivante dai ritmi di lavoro, tendono ad “assorbire” il carico emotivo delle persone assistite.

Insomma, laddove si richiede altruismo, mettere i bisogni dell’altro al primo posto, lunghi turni nei quali dare sempre il massimo, occorre mettere in conto una maggiore attenzione a controbilanciare lo stress con attività che potremmo chiamare decongestionanti e che favoriscano il recupero del benessere psicologico, altrimenti quello di “bruciarsi” è un rischio possibile.

L’ampliamento della ricerca sul burnout

Con il tempo, l’attenzione si è allargata da una focalizzazione sulla relazione tra operatore e paziente fino a includere una vasta gamma di professioni soggette a intensa pressione mentale ed emotiva: manager, militari, insegnanti, professionisti dello spettacolo, chef, operatori di call center, per dirne alcuni.

Posto che il burnout può riguardare più facilmente le professioni “a contatto con le persone”, esso è stato recentemente riconosciuto come più in genere associato a qualsiasi contesto lavorativo caratterizzato da alte condizioni stressanti.

burnout medico

2) I sintomi del burnout 

Dunque, il burnout è uno stato di esaurimento fisico, mentale ed emotivo dovuto ad una situazione di stress cronico lavorativo. La persona giunge all’esaurimento delle proprie risorse psicofisiche e manifesta una serie di sintomi. Vediamone alcuni.

Sintomi psicologici ed emotivi
  • Esaurimento emotivo: sentirsi completamente svuotati e incapaci di affrontare qualsiasi richiesta, come se non ci fossero più risorse a disposizione.
  • Cinismo e distacco: sviluppare un atteggiamento cinico e distaccato verso il lavoro, i colleghi e i clienti.
  • Perdita di motivazione: non trovare più un motivo valido per cui vale la pena andare al lavoro e impegnarsi nelle attività.
  • Sensazione di fallimento e dubbio su se stessi: avere una percezione costantemente negativa delle proprie capacità e dei risultati ottenuti, sentendosi inadeguati.
  • Senso di disillusione: sperimentare una perdita di interesse e entusiasmo per il lavoro o per le attività che solitamente si svolgevano con passione.
  • Nervosismo e irrequietezza: sentirsi continuamente agitati o ansiosi, con difficoltà a trovare momenti di quiete o a rilassarsi.
  • Demoralizzazione: avvertire un senso di disperazione o pessimismo riguardo alla propria situazione lavorativa, sentendosi impotenti a cambiare le cose.
  • Riluttanza a iniziare la giornata lavorativa: procrastinare il momento di andare al lavoro e iniziare a provare ansia e disagio solo al pensiero di affrontare un’altra giornata.
Sintomi comportamentali
  • Ritiro dalle responsabilità: evitare di prendersi carico di compiti o progetti.
  • Procrastinazione e ritardi: rimandare continuamente le scadenze e arrivare tardi al lavoro o ad appuntamenti.
  • Uso di sostanze: incremento del consumo di alcool, droghe o farmaci per far fronte allo stress.
  • Scarso rendimento lavorativo: diminuzione della qualità e della quantità del lavoro prodotto.
  • Conflitti nei rapporti: aumento di tensioni con colleghi, clienti e altre persone nel proprio network relazionale.
  • Isolamento sociale: riduzione dell’interazione sociale, sia nel contesto lavorativo sia in ambito personale.
Sintomi fisici
  • Stanchezza cronica: sensazione di affaticamento anche dopo il riposo.
  • Disturbi del sonno: difficoltà ad addormentarsi o a dormire senza interruzioni.
  • Dolori e mal di testa: dolori muscolari o cefalee senza una causa medica evidente.
  • Problemi digestivi: sintomi come mal di stomaco, diarrea o stipsi.
  • Alterazioni dell’appetito: perdita dell’appetito o mangiare in modo eccessivo.
  • Sistema immunitario indebolito: aumento della suscettibilità a raffreddori, influenze e altre infezioni.
📌 Riconoscere questi sintomi è il primo passo per affrontare il burnout. Se hai bisogno di approfondire questi temi, i professionisti di Mindcenter sono a tua disposizioni per consulenze e percorsi dal vivo o via webcam.
Conseguenze del burnout nei luoghi di lavoro

Il burnout ha ricadute significative all’interno dei luoghi di lavoro, tra cui:

  • Assenteismo: aumento dell’assenza dal lavoro dovuto a malattia o mancanza di motivazione.
  • Turnover: incremento del cambio di personale a causa dell’insoddisfazione o dell’esaurimento.
  • Calo della produttività e dell’efficacia lavorativa: riduzione delle performance lavorative che impatta negativamente sui risultati aziendali.
  • Ridotta soddisfazione e motivazione: calo del benessere percepito e della motivazione tra i dipendenti, con effetti a cascata sull’ambiente di lavoro.

 

La triade del burnout: esaurimento, depersonalizzazione, inefficacia

Cristina Maslach, psicologa statunitense e pioniera nella ricerca sul burnout, ha identificato tre dimensioni fondamentali che caratterizzano questa condizione, formando una sorta di triade. Questi elementi riflettono l’interazione complessa tra lo stato emotivo, comportamentale e di auto-percezione di un individuo sotto stress cronico.

1) Esaurimento emotivo

Rappresenta il nucleo dello stress individuale. Le persone si sentono svuotate e incapaci di affrontare ulteriori richieste emotive. Questo esaurimento è spesso il primo segno del burnout, indicando che le risorse personali sono state sovrautilizzate o sono insufficienti rispetto alle richieste esterne.

2) Depersonalizzazione (o cinismo)

Denota un progressivo distacco emotivo e un atteggiamento cinico verso le persone a cui si presta assistenza, i colleghi e il lavoro in generale. Si tratta di un meccanismo di difesa utilizzato per gestire lo stress eccessivo, proteggendo la persona da ulteriori investimenti emotivi. Questo distacco si manifesta attraverso un’indifferenza crescente nei confronti del lavoro e delle persone con cui si entra in contatto.

3) Senso di inefficacia personale

Si riferisce alla percezione di non essere in grado di svolgere efficacemente il proprio lavoro, con una conseguente perdita di fiducia nelle proprie capacità. Il senso di inadeguatezza e la mancanza di realizzazione sono segnali di un avanzato stato di burnout, spesso accompagnati da una diminuzione della produttività e dell’autostima professionale.

burnout sintomi

3) Le cause del burnout 

Ma quali sono le cause del burnout?

Il burnout è una condizione multifattoriale che coinvolge sia variabili individuali (ossia relative alla persona che sperimenta burnout) sia variabili organizzative (che riguardano invece l’ambiente di lavoro in cui la persona è inserita). Approfondiamole di seguito.

Variabili a livello organizzativo

Tre le variabili a livello organizzativo possiamo citare:

  • Richieste poco chiare da parte dei responsabili
  • Obiettivi impossibili da raggiungere e che richiederebbero più tempo o competenze rispetto a quelle del collaboratore
  • Il sentirsi perennemente in urgenza
  • Il rischio di gravi conseguenze in caso d’errore
  • La totale mancanza di controllo sul processo lavorativo
  • La mancanza di riconoscimento
  • Una comunicazione carente
  • Un compenso inadeguato
  • Relazioni conflittuali
  • Una cattiva leadership che disorienta i dipendenti
Variabili individuali

Alle variabili organizzative, si affiancano variabili individuali, come:

  • Aspettative sul sé molto elevate: imporre a sé stessi standard di successo e produttività troppo elevati, che sono difficili se non impossibili da raggiungere, può portare a sentimenti persistenti di frustrazione e insoddisfazione.
  • Eccessiva abnegazione al lavoro: un investimento eccessivo di tempo ed energia nel lavoro, a scapito delle relazioni personali e del tempo libero, aumenta significativamente il rischio di burnout.
  • Perfezionismo: spesso confuso con l’atteggiamento di chi ricerca l’eccellenza, è erroneamente considerato in un’accezione positiva. In realtà le persone che tendono al perfezionismo si criticano moltissimo per non riuscire a raggiungere i loro standard impossibili, e spesso rinunciano ancor prima di cominciare per evitare di provare sconforto e senso di frustrazione.
  • Pessimismo: porta a vedere il mondo come minaccioso e ad aspettarsi che le cose vadano male. Non permette di vedere il buono in se stessi e negli altri e nemmeno a godere dei meritati successi.
  • Sensibilità: per temperamento alcune persone tendono a reagire di più agli stimoli esterni, è una caratteristica presente fin dalla nascita e che porta a consumare energia fisica e mentale più rapidamente. È particolarmente importante esserne consapevoli e può essere molto utile imparare strategie per alleviare la tensione.
Personalità più a rischio di burnout: il modello di Selina Barker

Selina Barker, autrice del libro Burnt Out, ha identificato 4 personalità a rischio di burnout: l’overgiver, l’overdoer, l’overthinker e l’overachiever.

  • L’overgiver 

È la persona alla quale tutti chiedono aiuto perché è sempre disponibile, sempre disposto a spendersi per gli altri. È premuroso e prova forte empatia per il prossimo, ma alla lunga le sue risorse si esauriscono e si sente prosciugato emotivamente. In questo tipo di personalità il burnout si manifesta come esaurimento emotivo perché, anche se dedicarsi gli altri è in genere un atteggiamento gratificante, la continuità della dedizione annulla progressivamente il proprio Sè che deve essere recuperato adottando prioritariamente compiti e attività creative e rilassanti.

  • L’overdoer 

Si identifica con una persona pratica che affronta le sfide quotidiane con facilità ed entusiasmo, è il prodotto di una cultura che premia l’impegno, il progresso, la positività ma che rifugge l’idea della quiete, del riposo. Chi ha questa personalità e soffre di burnout ha assoluto bisogno di crearsi uno spazio per la quiete mentale, disintossicarsi dai dispositivi tecnologi e allontanarsi dalla “prigione” della lista delle cose da fare.

  • L’overa chiver

Ha generalmente la propria vita sotto controllo poiché è un leader con obiettivi chiari e visioni forti, ma una natura così ambiziosa può scivolare nel burnout perché spesso, da qualche parte nella sua mente, si nasconde una grande paura di fallire e di non essere all’altezza delle sfide. Quando l’eccessivo stress conduce a forme più o meno pesanti di burnout, si devono affrontare crisi di fiducia in se stessi e una inedita confusione su obiettivi e progetti futuri. Ecco allora che diventano momenti di cura attività pratiche che non necessitano di rigide pianificazioni, come passeggiate nella natura o giardinaggio, capaci di distrarre e calmare perché non si presentano traguardi in progress da raggiungere e superare.

  • L’overthinker

Quando non è sotto stress, l’overthinker è una persona positiva, capace di risolvere ogni tipo di problema, brillante e piacevole. Quando è in burnout la sua concentrazione scompare e i pensieri diventano confusi e assillanti ma spesso, invece di interpretare questi segnali come bisogno di riposare, la mente dell’overthinker continua a “correre” in modo sempre più affannoso. L’attività fisica ma anche giochi ad alta concentrazione che distraggono dai pensieri assillanti, come i puzzle o i sudoku, potranno aiutare ad allentare la tensione.

Il modello di Maslach e Leiter: il burnout come problema del sistema

Chistina Maslach, nel suo nuovo libro “Il benessere sul lavoro” (2023), scritto a 4 mani con Michael Leiter, tira le fila di decenni di studio su questo tema.

Il messaggio principale dei due ricercatori è che il burnout sia da considerarsi un problema professionale causato in percentuale rivelante da fattori strutturali-organizzativi, e non un problema solamente della persona (o addirittura una sua colpa dovuta a incapacità, debolezza o scarso impegno).

Un cambiamento di prospettiva sul burnout

Spesso tendiamo a caratterizzare il burnout come un problema unicamente individuale che il lavoratore dovrebbe risolversi “da solo” facendo psicoterapia, praticando tecniche di rilassamento, insomma… rafforzandosi lui. Ovviamente, un lavoro psicoterapeutico nel caso sussistano condizioni di sofferenza psicologica è da considerarsi importante e necessario. Tuttavia, il burnout deve essere affrontato e gestito anche e soprattutto dall’organizzazione.

Maslach e Leiter, nei loro studi sul burnout, enfatizzano l’importanza dell’allineamento (o della mancanza di esso) tra l’individuo e sei aspetti fondamentali dell’ambiente di lavoro. Sostengono che un elevato livello di accordo tra la persona e questi aspetti conduca a maggiore soddisfazione lavorativa, mentre un profondo disaccordo aumenti significativamente il rischio di burnout. Identificare e affrontare queste discrepanze è fondamentale per prevenire il burnout, promuovendo un ambiente lavorativo che rispetti e valorizzi i bisogni, le aspettative e i valori dei suoi dipendenti.

Le sei aree chiave secondo Maslach e Leiter
  1. Carico di lavoro: si riferisce alla quantità e intensità del lavoro richiesto, che può essere tale da impedire un adeguato recupero energetico e mentale, creando un circolo vizioso di stress e affaticamento continuo.
  2. Controllo: questa dimensione riguarda la capacità di esercitare controllo e autonomia nelle proprie attività quotidiane. La mancanza di controllo può far sentire i lavoratori impotenti e frustrati, limitando la loro capacità di influenzare l’ambiente lavorativo e i risultati delle proprie azioni.
  3. Riconoscimento: indica il grado in cui i lavoratori percepiscono che il loro impegno e il loro contributo al lavoro vengano apprezzati e valorizzati. La mancanza di riconoscimento può portare a sentimenti di svalutazione e insoddisfazione.
  4. Supporto: l’assenza di supporto, sia dai colleghi che dai superiori, può essere percepita come una perdita di connessione sociale, fonte di ulteriori difficoltà e conflitti all’interno dell’ambiente lavorativo.
  5. Equità: quest’area è legata alla percezione di essere trattati con giustizia, in termini di carico di lavoro, compensi, opportunità di avanzamento e promozioni. La percezione di ingiustizia può alimentare sentimenti di risentimento e disillusione.
  6. Valori: si riferisce ai potenziali conflitti tra i valori personali dell’individuo e quelli dell’organizzazione. Divergenze significative in questa area possono creare un senso di alienazione e minare l’integrità personale.

C’è da dire che non è così facile interpretare e valutare il grado di disaccordo e il conseguente stress del lavoratore in rapporto all’ambiente nel quadro di definizione articolato nelle sei aree, perché il comportamento e le emozioni non sono definibili con una semplice sommatoria delle variabili, e ciò perché risultano importanti anche le configurazioni (o pattern) che assumono le diverse aree di accordo e di non accordo. Un esempio: le persone sono disponibili a sostenere e tollerare un certo sovraccarico del lavoro se sono apprezzate, ben pagate o se esiste un buon livello di collaborazione e solidarietà con i colleghi.

Ad ogni modo, rispetto alle ipotesi iniziali che vedevano la sindrome come strettamente connessa alla relazione di aiuto, i contributi più recenti vanno nella direzione di supportare l’ipotesi che alcune condizioni di lavoro (i sei fattori di disallineamento evidenziati da Maslach e Leiter) siano più fortemente correlati al burnout di quanto non lo siano l’offerta di supporto e di cura; in sintesi, il peso maggiore nell’insorgenza del burnout dovrebbe essere ricondotto ai ruolo dei fattori organizzativi dell’ambiente di lavoro.

burnout azienda

4) La diagnosi di burnout

Il burnout, come dicevamo, è una reazione allo stress lavorativo prolungato o cronico, non un disturbo psicologico, quindi non si “diagnostica” nel vero senso della parola.

Non figura nel DSM-5 e, nonostante l’OMS l’abbia inserita nell’International Classification of Diseases, lo ritiene un “fenomeno occupazionale”, ossia appunto lavoro-correlato, e non una condizione medica.

Christina Maslach ha definito il burnout “una sindrome di esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale”.  La stessa Maslach ha contribuito a creare un test, il Maslach Burnout Inventory (MBI), per identificare le principali caratteristiche del burnout nei lavoratori, dichiarando però che non è pensato per la diagnosi di un problema di salute. Il fine del MBI, infatti è quello di presentare ai datori di lavoro una situazione critica per incoraggiarli a creare ambienti più salubri per i dipendenti.

Misurare il burnout: il Maslach Burnout Inventory (MBI)

Il Maslach Burnout Inventory (Maslach e Jackson, 1996) è certamente lo strumento più noto per la valutazione del burnout.

Ognuna delle tre dimensioni del burnout individuate dalla Maslach (Esaurimento emotivo; Depersonalizzazione; Realizzazione Personale) è misurata da una specifica sottoscala.

Ecco alcuni esempi di item del questionario (il questionario ne contiene molti di più):

Esaurimento emotivo
  • Mi sento emotivamente sfinito dal mio lavoro.
  • Mi sento stanco la mattina prima di iniziare la giornata di lavoro.
  • Sono frustrato dal mio lavoro.
Depersonalizzazione
  • Mi sembra che molti utenti diano la colpa a me per i loro problemi.
  • Da quando ho cominciato a lavorare qui sono diventato più insensibile con la gente.
  • Mi pare di trattare alcuni utenti come se fossero oggetti.
Realizzazione personale
  • Ho realizzato molte cose di valore nel mio lavoro.
  • Mi rallegro quando riesco a risolvere i problemi dei miei utenti.
  • Mi sento pieno di energie.

Ad ognuno degli item, alla persona è chiesto di attribuire un punteggio secondo questa scala: 

  • 0 = MAI
  • 1 = QUALCHE VOLTA ALL’ANNO
  • 2 = UNA VOLTA AL MESE O MENO
  • 3 = QUALCHE VOLTA AL MESE
  • 4 = UNA VOLTA ALLA SETTIMANA
  • 5 = QUALCHE VOLTA ALLA SETTIMANA
  • 6 = OGNI GIORNO

I risultati vengono interpretati secondo questa griglia:

  • un alto grado di burnout è determinato da alti punteggi nelle sottoscale Esaurimento emotivo e Depersonalizzazione e da bassi punteggi nella sottoscala Realizzazione Personale;
  • un medio grado di burnout è determinato da punteggi medi nelle tre sottoscale;
  • un basso grado di burnout è determinato da punteggi bassi nelle sottoscale Esaurimento Emotivo e Depersonalizzazione e da alti punteggi nella sottoscala Realizzazione personale.

burnout terapia

5) Curare il burnout: trattamenti e interventi 

Dati e riflessioni preliminari

Un’ampia ricerca condotta dall’Istituto Gallup nel mondo anglosassone ha rivelato che la maggior parte dei lavoratori valuta il proprio lavoro come mediocre o scadente e, a livello globale, l’insoddisfazione risulta ancora più profonda tanto che solo il 20% dei dipendenti ha dichiarato di essere soddisfatto. Questi dati allarmanti suggeriscono che molti percepiscono l’ambiente di lavoro come una fonte di disagio e insoddisfazione.

Nonostante le organizzazioni e i loro manager spesso enfatizzino la sicurezza, il benessere, la formazione e il welfare come qualità dei luoghi di lavoro, emerge un curioso paradosso: l’aumento delle denunce per mobbing, soprusi e bullismo sul luogo di lavoro, anche in professioni ritenute gratificanti e dinamiche.

Questo non significa che non si siano fatti sforzi per migliorare le condizioni lavorative, ma che tali sforzi non sono di fatto sufficienti, soprattutto perché i fattori sociali, economici, politici e la stessa concorrenza estesa a livello globale hanno modellato un contesto lavorativo sempre più stressante e causa di pressioni a volte ingestibili da parte del lavoratore.

Si instaura così un circuito di sofferenza che sfocia nel burnout, fenomeno talmente diffuso ad ogni latitudine da essere riconosciuto nel 2019 dall’OMS che, dall’anno successivo, ha incluso fra i diversi fenomeni che ne sono causa anche la pandemia da COVID-19, che ha obbligato alla chiusura di molti ambienti lavorativi e imposto radicali cambiamenti nelle vite dei lavoratori, spesso senza adeguata preparazione o formazione. Sempre secondo l’OMS, il fenomeno del burnout si realizza quando i fattori di stress cronici sul posto di lavoro “non sono stati gestiti con successo”, se cioè i requisiti previsti in un determinato posto di lavoro non sono in sintonia con le esigenze delle persone che vi lavorano.

Verso la cura del burnout

Di fronte a questo scenario complesso, è fondamentale esplorare le modalità con cui sia le persone che le aziende possono affrontare e curare il burnout.

Prendersi cura del burnout: cosa può fare la persona

Per affrontare il burnout, ci sono diverse azioni che la persona può intraprendere per ridurre lo stress e migliorare il proprio benessere. Ecco alcune strategie chiave:

1. Creare momenti di pausa

Integrare pause regolari durante la giornata lavorativa è una necessità fisiologica e psicologica. Questi momenti permettono di staccare mentalmente dalle pressioni lavorative, contribuendo a una rigenerazione fisica ed emotiva. Sia che si tratti di una breve passeggiata, di momenti di quiete lontani dagli schermi, o semplicemente del tempo per un caffè, ogni pausa può aiutare a ridurre il livello complessivo di stress.

2. Stabilire obiettivi realistici

Definire aspettative concrete e raggiungibili è vitale per mantenere la motivazione e prevenire frustrazioni e stress eccessivi. Ciò implica valutare onestamente le proprie capacità e risorse disponibili, impostando obiettivi sfidanti ma che siano, allo stesso tempo, fattibili. Questo aiuta a creare un senso di progresso e realizzazione fondamentale per il benessere psicologico.

3. Cambiare le routine lavorative

Variare strategie e routine può infondere nuova energia e ridurre la monotonia, che è spesso fonte di demotivazione. Questo può significare modificare l’organizzazione della propria giornata, cercare nuovi metodi per completare i compiti, o anche rinegoziare ruoli e responsabilità sul lavoro. Un approccio flessibile e creativo può rivelarsi utile a ridurre la sensazione di essere sopraffatti.

4. Coltivare relazioni sociali

Le connessioni umane offrono supporto, comprensione e sollievo dalle pressioni quotidiane. Investire tempo in relazioni significative, sia sul posto di lavoro che al di fuori, può aiutare a contrastare l’isolamento e fornire una rete di supporto emotivo. Conversazioni significative, tempo trascorso con amici o familiari, e il sostegno reciproco sono fondamentali per la nostra salute emotiva.

5. Apprendere a dire no

Imparare a stabilire limiti sani è essenziale per proteggere il proprio tempo e benessere. Ciò comporta riconoscere quando si è raggiunto il proprio limite e rifiutare compiti aggiuntivi o impegni che non sono gestibili. Dire no è una competenza che aiuta a mantenere un equilibrio tra vita lavorativa e personale, prevenendo l’overload.

📌 Prima di proseguire con la nostra lista, ecco un video flash che potrebbe aiutarti a fare delle riflessioni veramente importanti sulla tua vita professionale…
6. Riposo

Il riposo è tanto importante quanto il lavoro stesso: senza riposo non abbiamo la possibilità di ricaricare le energie fisiche e mentali per impegnarci nelle attività della vita. Dedicare tempo ad un riposo di qualità è cruciale per prevenire l’esaurimento.

7. Definire confini chiari tra lavoro e vita privata

Stabilire e mantenere confini chiari tra le responsabilità lavorative e il tempo personale è fondamentale per evitare lo stress cronico. Ciò può significare spegnere i dispositivi elettronici dopo l’orario di lavoro o dedicare spazi fisici separati per il lavoro e il tempo libero.

8. Adottare uno stile di vita salutare

Un’alimentazione equilibrata, esercizio fisico regolare e un sonno adeguato sono pilastri di una vita sana e hanno un impatto diretto sulla capacità di gestire lo stress. Questi aspetti contribuiscono a una maggiore resistenza fisica e mentale.

9. Apprendere strategie di gestione dello stress

L’adozione di tecniche come la meditazione, la mindfulness e la respirazione profonda può offrire strumenti efficaci per affrontare e ridurre lo stress quotidiano. Queste pratiche aiutano a ridurre la pressione sulla mente, calmare il corpo e possono essere integrate facilmente nella routine giornaliera. La chiave è la regolarità.

10. Pianificare sempre le attività piacevoli

Incorporare regolarmente attività piacevoli e gratificanti nella propria vita aiuta a non trasformare le nostre giornate in una “corsa alla performance” che le svuota di significato facendoci perdere il contatto con i nostri valori. Questo significa programmare consapevolmente tempo per hobby e svaghi, assicurandosi che queste attività non vengano trascurate.

11. Psicoterapia

Nel caso in cui i segnali di burnout diventino più marcati e sia presente una sensazione di “non riuscire a riprendere fiato” è necessario non ignorare questi segnali e rivolgersi a un professionista. Il percorso in questo caso sarà cucito sulla persona, ma l’apprendimento di tecniche di gestione dello stress e l’impostazione di uno stile di vita più sostenibile secondo quelli che sono i bisogni individuali saranno certamente parte del “viaggio”.

📌 Se lo desideri puoi iniziare a prenderti cura di questa condizione rivolgendoti ai professionisti del nostro team.

Prendersi cura del burnout: cosa possono fare le aziende

Il fenomeno del burnout sta ricevendo un’attenzione crescente da parte delle aziende, soprattutto in seguito alle trasformazioni del mondo del lavoro accelerate dalla pandemia da COVID-19.

sRecenti sondaggi evidenziano differenze significative tra i paesi riguardo ai tassi di burnout, con l’India che registra i livelli più alti (59%) e il Camerun i più bassi (9%). In Italia, il fenomeno sembra meno diffuso, con solo il 16% dei lavoratori che riporta esplicitamente sintomi di burnout. Tuttavia, è tra i dipendenti delle aziende più piccole e particolarmente nelle generazioni più giovani, come Gen Z e Millennials, che si rileva maggiore stress lavorativo.

Questi dati indicano un cambiamento nelle priorità lavorative, con una crescente ricerca di equilibrio tra vita lavorativa e personale. La pandemia ha spostato l’attenzione verso una maggiore flessibilità lavorativa e un equilibrio tra lavoro e vita privata. Questa evoluzione riflette una profonda riflessione personale nata durante i lunghi periodi di isolamento, mostrando un’incidenza elevata di burnout soprattutto tra i giovani e le donne. Di fronte a questa situazione, i CEO e i ricercatori stanno ponendo maggiore attenzione verso il benessere dei dipendenti.

Ecco alcune strategie che le aziende possono adottare per affrontare questo problema.

Il ruolo degli psicologi del lavoro e del Chief Happiness Officer

Nell’ambito delle strategie aziendali volte a migliorare il benessere dei dipendenti e a contrastare il fenomeno del burnout, il ruolo degli psicologi del lavoro assume una rilevanza sempre maggiore. Questi professionisti sono specializzati nell’analizzare le dinamiche lavorative e nel proporre interventi mirati che possano favorire un ambiente più sano e produttivo. Attraverso la valutazione delle condizioni di lavoro, della soddisfazione dei dipendenti e delle potenziali fonti di stress, gli psicologi del lavoro collaborano con le aziende per sviluppare programmi di prevenzione del burnout, strategie di miglioramento e piani personalizzati di benessere dei lavoratori.

Parallelamente, alcune aziende optano per l’introduzione della figura del Chief Happiness Officer (CHO), volta a promuovere il benessere e la felicità sul posto di lavoro attraverso la realizzazione di attività, eventi e politiche aziendali positive.

Home working e smart working: benefici e sfide

Il lavoro da remoto, seppur oggi molto diffuso, non garantisce automaticamente un miglioramento del benessere dei dipendenti. Lavorare da casa, infatti, può indurre alienazione, isolamento, poco dialogo con i colleghi, disorganizzazione nella vita familiare, orario di lavoro dilatato. È necessario quindi che l’azienda fissi obiettivi chiari e promuova un’interazione costante tra i dipendenti e i vari livelli organizzativi.

Promozione del Work-Life Balance, Mindfulness e Team Building

Le aziende dovrebbero implementare piani benefit che includano iniziative a supporto dell’equilibrio tra vita lavorativa e personale, come servizi per la famiglia, corsi di mindfulness e attività di team building.

La mindfulness, in particolare, aiuta a ridurre lo stress e migliora la concentrazione e il benessere psicologico, fornendo ai dipendenti strumenti per gestire meglio le pressioni quotidiane. Le attività di team building sono essenziali per rafforzare le relazioni, facilitare la comunicazione e incrementare la coesione di squadra. Questi interventi possono aiutare a mitigare gli effetti del burnout e a promuovere un ambiente di lavoro più sano e produttivo.

Attraverso queste strategie, le aziende possono giocare un ruolo cruciale nel prevenire e gestire il burnout, contribuendo significativamente al benessere dei loro dipendenti.

burnout sfide

 

6) Conclusione: vuoi fare il prossimo passo con noi? 

Il burnout quando arriva, a volte lentamente, a volte all’improvviso, non lo fa mai delicatamente. Copre ogni cosa di una cupezza che sottrae ogni scintilla di vitalità.

Quando la sindrome da burnout è talmente profonda da provocare sensazioni di impotenza e disperazione, lasciando esausti emotivamente e fisicamente, occorre affidarsi alla psicoterapia per poter riconquistare il bene prezioso di una vita più serena.

📌 Se lo desideri, i professionisti di Mindcenter possono accompagnarti in questo percorso, in presenza o online. Prenota qui un primo colloquio con un terapeuta della nostra equipe.

Riferimenti bibliografici

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